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domenica 22 giugno 2014

Come creare un’App

Per noi consumatori, che ci limitiamo ad andare sugli store e scaricare l’ultimo giochetto per il nostro cellulare, le competenze necessarie a dar vita a questi gioielli risulta celata ai nostri occhi.
Leggiamo sui giornali non di rado di qualche giovanissimo nerd che ha fatto milioni sviluppando una app utilissima e molto cool. 

Come nasce un’App? Ho investigato per fare luce su questo mondo che sta sempre di più coinvolgendo le nostre vite. Grazie al team di AddLance, startup che si propone di diventare il punto di incontro fra PMI e freelance, ho raccolto qualche utile informazione. Secondo tale società gli sviluppatori di app saranno richiestissimi nei prossimi anni in quanto le società adotteranno sempre di più questi strumenti che riescono ad attirare e coinvolgere il cliente guidandolo dalla brand awareness fino all’acquisto vero e proprio.

App significa “applicazione” e il loro standard è stato sviluppato apposta per gli smartphone: non avendo una velocità di calcolo paragonabile ad un PC, i programmi devono essere creati con particolari accorgimenti liberandosi di tutto il superfluo presente in un software tradizionale: le funzioni sono ridotte e si pone attenzione sulle dimensioni del file.

Anche la compatibilità viene ridotta, la programmazione dipende dal sistema operativo che può essere:
·        iOS (Apple)
·        Android (Google)
·        Windows Phone (Microsoft Corporation)
·        BlackBerry OS (RIM/BlackBerry)
·        Symbian OS (Nokia)
·        Bada OS (Samsung)

In realtà il mercato è dominato dai primi due concorrenti: iOS e Android. In aiuto del programmatore arrivano le API (Application Programming Interface): una specie di libreria dove si possono attingere delle funzioni standardizzate per poter costruire soluzioni più complesse. Cosi come per costruire una casa ci sono componenti prefabbricati o soluzioni già sviluppate così le API permettono di velocizzare il lavoro. 
Una volta che si è scelto il sistema di riferimento si può iniziare con lo sviluppo del programma che non consiste solo nella struttura informatica ma anche nella grafica. Lo stile e l’organizzazione del servizio diventa sempre più importante per la “user experience” (abbreviata UX) cioè la facilità con cui l’utente può usufruire del servizio.   
Se quindi volete far realizzare un App da qualcuno preoccupatevi che non solo sia un mago dell’informatica ma anche che abbia una inclinazione per la semplicità ed il design. Altrimenti potete ingaggiare un freelance developer per la parte software e un graphic designer per rendere gradevole il vostro prodotto.  

Ora che il lavoro di sviluppo è terminato possiamo pubblicare la nostra App sugli distributori che dopo un processo di approvazione ci permettono di dare la massima visibilità sul mercato mondiale. I maggiori sono:
App-Store (Apple), Google Play (Android) e App-Shop (Amazon).


Siamo pronti per guadagnare e diventare milionari? Calma! La società di ricerca Gartner ci ricorda che il 91% delle app sono gratuite e che se un vostro concorrente pubblica gratis la vostra idea si prenderà tutto il mercato. Quello che conta è infatti di fornire un servizio utile e gratuito: solo quando si raggiunge un ampia diffusione allora si potrà  guadagnare con pubblicità o funzioni avanzate a pagamento. A quel punto sì che sarete ricompensati!  

venerdì 6 giugno 2014

Lavorare da casa? Già.. ma come? Guida agli strumenti di collaborazione.

Cloud working
Quando si parla di cloud working o lavoro online ci si pone il problema di come interagire con i colleghi, collaboratori e clienti. La sindrome dell’isolamento ed il panico di doversela cavare da soli possono affiorare.

In realtà se si guarda il modo di lavorare che si sta sempre più diffondendo è facile interagire e creare anche delle amicizie con persone che non si sono mai incontrate ma che si è imparato a conoscere tramite telefono, video-chiamate o semplicemente mail. Le realtà più strutturate come multinazionali possono disseminare i propri collaboratori su i contenenti ed attingere alle migliori competenze senza vincoli geografici. Infatti vent'anni fa non era possibile collaborare con una società se non si era anche disposti a trasferirsi nella sede che poteva essere in un’altra città, stato o addirittura dall'altra parte del mondo. Ora i tempi sono cambiati e la tecnologia ha giocato un ruolo determinante.

Proviamo a riassumere le principali innovazioni che hanno permesso questa rivoluzione.

In principio fu Skype, si tratta di un programma in grado effettuare telefonate in qualsiasi parte del mondo grazia alla sola connessione internet con un consistente risparmio di soldi. Non è finita qui: si possono fare “conf-call” cioè gestire meeting telefonici con un numero qualsiasi di partecipanti. La piattaforma si è evoluta permettendo video-chiamate, l’invio di file ma anche la condivisione del desktop del proprio computer. Se volgiamo cercare una soluzione più aziendale la troviamo in Cisco Webex che permette di creare riunioni online professionali.

Un salto generazionale si ha con il cloud: il poter conservare e consultare dati in remoto. Ora basta avere un accesso internet e si ha a disposizione tutta la potenza di calcolo e la memoria necessaria che può essere facilmente condivisa: pensiamo a Dropbox per la condivisione di file o Google Docs. Quest’ultimo propone la prima forma di remote team working. Infatti si può condividere un documento, per esempio un foglio excel, con diversi utenti e lavorare contemporaneamente online sullo stesso foglio e vedere in tempo reale le modifiche appartate da se e dagli altri. Come per magia il lavoro prende vita ad una velocità sorprendente come se sul vostro scherma agissero dei fantasmi che facessero per voi parte del lavoro!

Il vero miglioramento si è avuto gli smartphone e i tablet. Connessioni dati sempre più veloci trasformano i propri giocattoli personali in veri e propri uffici che ci seguono ovunque andiamo. Cosa non potete fare sul vostro tablet che non potete fare sul pc del vostro ufficio? Ben poco. E’ vero che può essere stressante ricevere mail o lavorare anche fuori dall'orario di lavoro e che bisogna saper ritagliarsi lo spazio per la propria vita privata ma perché non sfruttare il tempo morto durante un viaggio per svolgere del lavoro che comunque dobbiamo portare a termine? Magari riusciamo a gestirci cosi bene che da ritagliarci maggio tempo per noi e per la nostra famiglia.  

Ora sappiamo comunicare, scambiarci file ovunque siamo e condividere il nostro lavoro. Cosa manca? Manca l’organizzazione del lavoro! E’ necessario tenere traccia dei compiti di ciascun membro di un team, le tempistiche e fare in modo che la comunicazione e la documentazione arrivi alle persone giuste. Una soluzione affermata è Basecamp appositamente studiato per gestire progetti facendo di un gruppo di professionisti una vera e propria squadra.


Speriamo di aver dato qualche spunto di riflessione e di avervi convinto che lavorare da casa è possibile. Ora forse vi starete chiedendo: “ok si può lavorare online, ma io freelance come trovo il lavoro?”. Questa è le domande delle domande e AddLance vuole aiutarti in questo!  

domenica 25 maggio 2014

I numeri dei freelance in Italia

Partite IVA per tipologia di società

L’Italia, come è noto, è il Paese delle partite iva: l’agenzia delle entrate le quantifica in un numero compreso fra 8 e 9 milioni su una forza lavoro di circa 20 milioni. Questi numeri fanno impallidire tutti gli altri Paesi europei. Ma è tutto oro quello che luccica?

In realtà molte partite IVA sono inattive e questo abbassa la stima a poco più di 5 milioni e altre, circa 300 mila secondo la stima dell’istituto di ricerca ISFOL, sono finte poiché aperte per poter lavorare presso studi professionali mascherando un vero e proprio  rapporto subordinato. Causa il rigido mercato del lavoro, a questi studi non conviene assumere personale a tempo indeterminato o sostenere i costi previdenziali. 

Il rischio di sottovalutare o sopravalutare la portata di questa categoria di lavoratori è alto. Inoltre anche la definizione di freelance non è molto chiara. Il termine freelance ha addirittura origini nella letteratura: free-lance è il soldato mercenario senza bandiera descritto da W. Scott nel romanzo Ivanhoe (quello di Robin Hood e re Riccardo Cuor di Leone per intenderci). All'inizio del secolo scorso il termine veniva usato per indicare soprattutto il giornalista indipendente che vendeva i propri articoli alle varie testate. Con lo sviluppo della tecnologia la parola  ha cambiato nuovamente significato. Il freelance ha abbandonato l’inchiostro e la carta per usare computer, cellulare e mail. E’ un libero professionista che svolge attività creative ed intellettuali: consulenti, artisti, programmatori, blogger, grafici e contabili sono solo un esempio di queste professioni moderne. 

Ai 5 milioni di partite IVA dobbiamo sottrarre gli imprenditori che svolgono attività produttive o artigianali. Questo spiega il motivo di dati contrastanti comparsi su articoli di testate nazionali: da un lato si dice che la crisi ha drasticamente ridotto il numero di imprenditori  dall'altro lato il numero di freelance ha visto una crescita a due cifre negli ultimi 3 anni.

Secondo la natura stessa della professione, i freelance vogliono essere liberi e non inquadrabili: è per quello che il loro numero non è immediatamente calcolabile e non vi è ancora un’organizzazione in grado di fornire delle cifre certe. Negli ultimi anni cresce però la richiesta di maggiori attenzioni per questa categoria che sta diventando la spina dorsale delle nostra imprese per uscire dalla crisi. A gran voce si è richiesto al governo Renzi di estendere il bonus di 80 euro alle partite IVA mentre l’ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) mette in campo alcune proposte per tutelare socialmente il freelance. L’European Freelances Campaign raccoglie firme per far sentire la voce dei freelance a Bruxelles. C’è anche chi offre supporto e know-how al mondo freelance: a Torino Toolboxoffice offre spazi condivisi per freelance e a Milano la Camera di Commercio tramite Formaper aiuta i giovani a mettersi in proprio con corsi e formazione.

La rivoluzione legata alle nuove tecnologie ha creato nuove professioni che ben si adattano al mondo freelance. Le piccole medie imprese devono dotarsi di siti web o app per non perdere il contatto con la clientela o puntare sull'esportazione: ed ecco che il web designer freelance che corre in loro aiuto. Internet ha dato una decisiva spinta allo sviluppo degli e-pro: professionisti che orbitano attorno alla rete. Non c’è da stupirsi se vi è fermento attorno a questa comunità. Negli USA e nel nord Europa sono già attivi dei marketplace per favorire l’incontro fra clienti e freelance. Secondo una ricerca di Mckinsey entro il 2015 il 90% delle società americane si appoggerà su piattaforme per freelance per dotarsi dei migliori talenti. In Italia è nata da poco AddLance che punta a conquistarsi i favori dei professionisti e delle PMI del Bel Paese.


AddLance ha pubblicato di recente uno studio sui numeri che circondano il mondo freelance: sono gli USA che fanno la parte del leone nel mondo freelance con il 27% della forza lavoro. La sorpresa più significativa è che l’Italia si colloca in cima ai pesi UE con un significativo 6% superando il 5% del Regno Unito e il 4% tedesco.  La ricerca approfondisce la situazione nazionale rielaborando i dati del Dipartimento delle Finanze aggiornati al 2013. Secondo tale ricerca alla fine del 2011 vi erano 5 milioni di partite iva ma incrociando i dati sulla forma societaria, fatturato e settore di attività la dimensione del mondo freelance si colloca a 1.1 milioni di soggetti attivi. Di questi i professionisti legati al web sarebbero il 60%. Queste cifre sono destinate ad aumentare dato che vi è un netto incremento di aperture di partite IVA da parte di giovani under 35. Questo non deve sorprendere: se il futuro per i giovani è la precarietà tanto vale mettersi in gioco e cogliere tutte le opportunità lavorando per se stessi.

martedì 13 maggio 2014

AddLance: trovare freelance italiani online

Al via il primo marketplace italiano per professionisti 

Alla base di ogni start up di successo c’è una buona idea e quella di Addlance è di svincolare il lavoro dall'ufficio. Lavorare da casa, dedicare più tempo alla propria famiglia e ai propri interessi non rinunciando alla professionalità, alla creatività e alla produttività, anzi se possibile incrementandola. Un progetto visionario, una filosofia innovativa che in Italia stenta a decollare, e alla quale Addlance vuole dare una spinta.

“Tutto merito di un forte mal di schiena”, confessa Andrea, che si occupa della definizione della piattaforma e del suo sviluppo, “un forte mal di schiena che ha costretto a casa, per lunghi mesi, il programmatore del team e che gli ha fatto vedere la realtà del lavoro da un altro punto di vista. Lavorare da casa è possibile” continua Andrea, “e grazie alla tecnologia il lavoro del freelance oggi è agevole, flessibile e piuttosto comodo”.

Il team che ha dato vita alla piattaforma è composto da professionisti freelance, in pieno spirito Addlance, che offrono le proprie consulenze da remoto. Il gruppo per primo ha sperimentato il potenziale del work in the cloud, una realtà nella qualche chi ha talento può mettersi in gioco offrendo una nuova professionalità, totalmente svincolata dal vecchio rapporto lavoro – ufficio.

Questa occasione Addlance la offre a tutti i freelance, dotati di talento, con o senza partita iva. La piattaforma, giovane e intraprendente prende forma di vero e proprio luogo di incontro, nel quale il freelance, sia esso writer, programmatore, designer, può dialogare direttamente con il cliente, proponendo il proprio lavoro e i propri prezzi. L’iscrizione al sito è gratuita, le commissioni applicate contenute e le possibilità di lavoro infinite.


Gli obiettivi del team Addlance per il futuro sono semplici: migliorare la piattaforma rendendola congeniale al mercato italiano, far conoscere alle PMI nazionali questa nuova possibilità di lavoro e impiegare al meglio la tecnologia per liberare il business. 

Per informazioni o contatti, scrivere a: support@addlance.com

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