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mercoledì 5 novembre 2014

Dell presenta soluzioni IT future-ready per aiutare i clienti a trasformare i loro data center

Milano, 5 novembre 2014 Dell presenta prodotti e soluzioni per aiutare i clienti nel percorso verso il software-defined data center, chiudendo il divario tra requisiti applicativi tradizionali e nuovi. Dell favorisce questo continuum con soluzioni future-ready, comprese architetture convergenti, soluzioni storage e appliance workload-specifiche per aiutare i clienti a trasformare i loro data center, cogliere opportunità di risparmio e garantire che il loro business sia competitivo.

 

"Dell mette i clienti in primo piano e offre soluzioni IT che permettano loro di trasformare il data center senza dover sacrificare il passato", ha commentato Marius Haas, chief commercial officer e presidente enterprise solutions group in Dell. "Le nuove soluzioni confermano l'impegno dell'azienda volto a preparare i clienti per il data center software-defined e consentire loro di ottimizzare gli ambienti per soddisfare esigenze di workload specifiche".

 

 Le nuove soluzioni future-ready di Dell comprendono: l'architettura convergente Dell PowerEdge FX, che assicura ottime modularità e scalabilità; una nuova configurazione Dell Storage SC4020 Entry-Level All-Flash che offre funzionalità di classe enterprise e interessanti prestazioni in un array 'all-flash'; la serie Dell Storage PS4210, per migliori opzioni in termini di performance applicative e connettività per implementazioni di piccole e medie dimensioni; la serie Dell XC, Web-scale Converged Appliance, per storage ed elaborazione integrati.

 

Forze come: cloud computing, big data, IoT e IT software-defined rendono le applicazioni e i workload sempre più importanti per aziende che tipicamente gestiscono processi IT tradizionali, e sottolineano la necessità di disporre di soluzioni che ottimizzino le differenze tra applicazioni nuove ed esistenti. Dell ha ingegnerizzato anche nuove tecnologie per indirizzare i requisiti di processi applicativi nuovi e tradizionali.

 

"Nonostante sostengano il contrario, soprattutto i vendor di server proprietari, la nuova architettura Dell FX mostra che l'innovazione dei sistemi x86 è viva e vegeta", aggiunge Charles King, Dell Watcher e Principal Analyst in Pund-IT. "L'impegno dell'azienda conferma inoltre che una forza dirompente non richiede obbligatoriamente di pensare 'out of the box'. Nel caso dell'architettura FX, Dell ha avuto successo ripensando la scatola stessa".

 

Dell PowerEdge FX: architettura convergente di prossima generazione che chiude il divario tra l'IT nuovo e l'esistente

Il data center odierno evolve e le aziende devono supportare i requisiti delle applicazioni esistenti impiegando l'IT in modo nuovo e creativo – il tutto con restrizioni finanziarie. I clienti spesso devono scegliere tra diverse architetture di sistema, compreso hardware best-of-breed e infrastrutture convergenti quali base delle loro attività di data center. L'architettura Dell PowerEdge FX rappresenta l'approccio rivoluzionario di Dell all'infrastruttura convergente con una piattaforma comune modulare e scalabile che integra server, storage e networking per aiutare i clienti a gestire, scalare e investire al fine di soddisfare le esigenze di business.

 

L'architettura PowerEdge FX di prossima generazione - realizzata su un enclosure 2U con sei server PowerEdge, storage e moduli IOA di rete – è disegnata specificamente per integrarsi nello chassis FX2 e supportare diversi carichi di lavoro.

 

Questo approccio convergente assicura efficienze in termini di potenza, I/O e gestione, con switching integrato e densità complessive fino a 40 server 2-socket in 10U. Basato sui recentemente annunciati server PowerEdge di tredicesima generazione, il PowerEdge FX2 offre avanzate funzionalità di gestione per ridurre la complessità operativa e semplificare l'amministrazione del data center.

 

Dell continua a ridefinire le economie dello storage enterprise riducendo il costo degli array all-flash

Dell, prima azienda a introdurre array enterprise all-flash al prezzo delle tradizionali soluzioni HDD, oggi presenta una nuova configurazione Dell Storage serie SC, rendendola una delle più economiche soluzioni all-flash del mercato. Con un prezzo d'ingresso più contenuto, la configurazione Dell Storage SC4020 Entry-Level All-Flash offre significativi miglioramenti in termini di prestazioni rispetto alle soluzioni con dischi rotanti.

 

I clienti alla ricerca di prestazioni superiori possono creare una soluzione Flash-Optimized con il software Dell di data placement intelligente. Sia Dell SC4020 Entry-Level All-Flash, sia le soluzioni Flash-Optimized offrono storage all-flash con il vantaggio aggiuntivo di ottimizzare i costi aggiungendo facilmente uno o più tier di dischi allo stesso array.

 

Per il secondo anno consecutivo, Dell è stata selezionata come prima scelta per l'implementazione di flash/SDD enterprise secondo un sondaggio indipendente SSG-NOW presso oltre 300 leader IT, effettuato a ottobre 2014[1].

 

I nuovi array Dell Storage serie PS per implementazioni di dimensioni contenute offrono un aumento delle prestazioni fino a 6 volte

Dell annuncia i suoi nuovi storage array enterprise: Dell Storage PS4210, che offrono migliori prestazioni e avanzate opzioni di connettività per lo storage primario entry-level e i carichi di lavoro critici. Questo annuncio segna l'introduzione di un modello flash ibrido (flash e HDD) per la gamma Dell PS, ideale per data center virtuali medio-piccoli e uffici remoti. Gli array PS4210 sono progettati per essere completamente compatibili e interoperabili con tutti gli array EqualLogic serie PS, il che ha reso Dell il principale vendor di array iSCSI al mondo[2] con soluzioni semplici e scalabili.

 

I più recenti array iSCSI 10GbE offrono funzionalità enterprise in cinque modelli che vantano: il più potente controller con il doppio della memoria cache, un numero raddoppiato di porte e fino a sei volte le prestazioni grazie ai nuovi array ibridi rispetto a quelli della generazione precedente[3].

 

Secondo un report ESG di laboratorio del 2014, su un arco di cinque anni, gli array Dell Storage serie PS assicurano il più basso TCO per configurazioni storage piccole e grandi – a un prezzo fino al 58% inferiore – rispetto ad altri noti vendor storage[4].

 

Dell supporta nuovi approcci IT con appliance convergenti Web-scale

Dell annuncia inoltre la disponibilità della serie XC, Web-scale Converged Appliance, che integra risorse di elaborazione, storage e hypervisor in un'unica offerta. Le appliance Dell serie XC, gestite con software Nutanix, assicurano ai clienti un approccio IT integrato che offre storage enterprise-class per server virtuali e ambienti VDI con implementazione, gestione e scalabilità semplificate. Le nuove appliance sono disponibili in cinque modelli pensati per supportare diverse tipologie di workload.

 

Con la serie XC, i clienti possono gestire ambienti virtuali a livello di virtual machine (VM), rendendo le appliance ideali per infrastrutture virtual desktop, virtualizzazione di server ad alte prestazioni e data center con molteplici hypervisor. La serie XC arricchisce il già ampio portafoglio Dell di soluzioni software-defined storage e hyper-converged per i clienti che fanno uso di virtualizzazione.

 

Nuova soluzione di open networking da Dell, Brocade e Intel – accelera la NFV

Dell, Brocade e Intel annunciano l'intenzione di fornire soluzioni NFV per virtualizzare e accelerare l'offerta di servizi enterprise alla periferia del carrier. Le soluzioni sfruttano la nuova piattaforma NFV basata su architettura server Intel® Open Network Platform e l'Intel® Data Plane Developer Kit, associati al software Brocade Vyatta vRouter, per virtualizzare funzioni di rete edge cliente e provider esistenti.

 

Sulla base di un'infrastruttura server standard e aperta, Dell Brocade e Intel collaborano per aiutare i service provider a migliorare i costi operativi e di capitali per la fornitura di servizi e abilitare una più semplice e rapida creazione di servizi innovativi. Oggi gli sviluppatori NFV possono avvalersi delle più recenti tecnologie per valutare e mettere a punto soluzioni commerciali.

 

Disponibilità

·         L'architettura PowerEdge FX con chassis PowerEdge FX2 e sled iniziali (FC630, FM120x4) sarà disponibile a dicembre 2014.

·         Gli sled PowerEdge FX  tra cui FD332, FN IOA, FC430, FC830 saranno disponibili nella prima metà del 2015.

·         La configurazione Dell Storage SC4020 Entry-Level All-Flash sarà disponibile a inizio 2015.

·         La serie di array Dell Storage PS4210 è già disponibile.

·         La serie Dell XC di Web-scale Converged Appliances sarà disponibile dall'11 novembre con il supporto per VMware ESXi e Microsoft Windows Hyper-V. Red Hat KVM hypervisor e le opzioni GPU saranno supportate nella prima metà del 2015. 

Dell World

Vieni dal 4 al 6 novembre al Dell World 2014, l'evento esclusivo dedicato ai clienti Dell, per toccare con mano come i nostri servizi e soluzioni offrano alle aziende un modo migliore per accelerare la propria capacità di innovare. Scopri di più all'indirizzo www.dellworld.com e segui #DellWorld su Twitter.

 

Dell

Dell ascolta clienti e partner, offrendo loro tecnologie e servizi innovativi, affidabili e di valore. Con i suoi differenti approcci al mercato, Dell è fornitore di riferimento per sistemi e servizi.

 

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[1] Fonte: SSG-NOW, "Enterprise needs for solid state drives and data centers – a market matures", ottobre 2014.

[2] #1 iSCSI storage vendor per fatturato e quote di mercato sulla base di informazioni dell'IDC Worldwide Quarterly Disk Storage Systems Tracker, Q2 2014

[3] Sulla base di test Dell ad Agosto 2014 sugli array PS4210XS hybrid-flash e gli array PS4110XV HDD con il benchmark IOmeter con 4kb block e 100% random read IO. Le prestazioni variano in base a workload e tipologia di drive.

[4] ESG Lab Report: Dell EqualLogic PS Series Storage and TCO Analysis- Delivering Lasting Value with Streamlined Management and Improved Performance Scalability," report del gennaio 2014 sponsorizzato da Dell che confronta Dell EqualLogic PS Series con due altri noti vendor di storage.

 

Datalogic rilascia il nuovo Joya X2, device per il Self-shopping

Bologna, 5 novembre 2014  – Datalogic, leader mondiale nei settori dell'acquisizione automatica dei dati e dell'automazione industriale, nonché produttore di lettori di codici a barre, mobile computer, sensori, sistemi di visione e marcatura laser, è orgogliosa di annunciare il nuovo Joya™ X2, device per il Self-shopping, capace di leggere anche i codici 2D. Questo device ergonomico e di facile utilizzo, consente ai clienti un controllo diretto sulla propria shopping experience.

"I device per il Self-shopping continuano a guadagnare terreno nel settore retail, portando benefici sia lato cliente, sia retailer," afferma Francesco Montanari, VP e GM della BU Mobile Computing di Datalogic. "Il device Joya X2 per il Self-shopping offre un'eccitante shopping experience, migliorando il customer service e aumentando la fedeltà nei confronti del retailer riducendo però i costi operativi."

Il Joya X2 con tecnologia imaging legge accuratamente sia i codici 1D che 2D. I consumatori scannerizzando il prodotto di loro interesse, possono conoscerne il prezzo e essere informati sulle eventuali offerte e promozioni. Mantenendo in memoria i prodotti scansionati è possibile sia controllare lo stato della spesa in corso sia imbustare direttamente i prodotti riducendo così i tempi di attesa alle casse. Sempre grazie alla tecnologia imaging i coupons e i barcode sugli smartphone vengono letti facilmente. L'efficienza di lettura del barcode è garantita inoltre dalla tecnologia 'Green Spot', brevetto di Datalogic, che garantisce un feedback visivo di buona lettura anche in ambienti particolarmente rumorosi.

La flessibilità fornita dal Joya X2 è ideale per ricoprire diverse funzioni all'interno dello store, come l'inventario, la ricerca del prodotto, il queue-busting, e altre store application.

Il Joya X2 supporta Shopevolution™, la soluzione per il Self-shopping di Datalogic, ma è in grado di operare anche con software di terze parti. E' disponibile inoltre il Joya SDK che permette al retailer di sviluppare facilmente le personali applicazioni. Su ordinazione è possibile avere Wavelink Avalanche® già caricato e con licenza già annessa.

Sono disponibili due modelli, Joya X2 Basic e Plus, che hanno in comune molte caratteristiche: il design ergonomico, le cover personalizzabili; sei tasti completamente programmabili e disponibili nei colori standard; i bumpers in gomma per potenziare la robustezza; il suono polifonico di qualità; il Wi-Fi, Bluetooth®, connessione tramite USB; display a colori retro illuminato. In più, il modello Plus offre un display touchscreen e una Flash memory di maggiore capacità per supportare la memorizzazione di database e contenuti multimediali.

IKS annuncia l’uscita della nuova edizione del report sulla sicurezza delle applicazioni business in ambito mobile

IKS, azienda di consulenza specializzata nello sviluppo di soluzioni per l’IT in ambito sicurezza, continua ad investire sul segmento mobile security e pubblica la seconda edizione del report dedicato alla sicurezza delle applicazioni mobile.

Forte delle competenze acquisite negli anni in questo settore, IKS si pone come punto di riferimento per le aziende che abbiano la necessità di sviluppare, gestire e distribuire in sicurezza applicazioni mobile. Anche quest’anno la società rinnova l’iniziativa del report, che si colloca, nello specifico, tra le attività del MOBO Lab, il Centro di Competenza IKS specializzato in ambito Mobile & Security. Il report, avente cadenza annuale, esamina il livello di sicurezza delle applicazioni business in ambito mobile, offrendo un’analisi utile sia ai Clienti sia ai diversi attori del processo di sviluppo di queste applicazioni. Il documento è il risultato di un’intensa attività di assessment effettuata su un campione di mobile app rilasciate non solo da istituti e società di servizi bancari e finanziari ma anche da distributori di contenuti multimediali a pagamento, del panorama italiano e internazionale.

Il report mette in evidenza la crescita esponenziale della diffusione delle applicazioni mobile, con una percentuale di diffusione degli smartphone che in Italia ha raggiunto il 62% nel 2014, con una tendenza di accesso a servizi online da mobile in crescita del 28% da smartphone e del 127% da tablet. Questa realtà non si accompagna, tuttavia, ad una parallela sensibilizzazione verso la sicurezza: da una parte, infatti, l’utente finale sottostima i rischi legati all’utilizzo dei dispositivi mobile dal punto di vista della privacy e della perdita di informazioni sensibili e, dall’altra, le esigenze di time-to-market delle aziende spesso non permettono un’adeguata progettazione delle app in termini di sicurezza aggravando ulteriormente la situazione. Nello specifico, IKS ha preso in esame un campione di applicazioni mobile composto da un 60% di istituti finanziari italiani, da un 20% di istituti finanziari internazionali (USA e Cina) e da un 20% di fornitori di contenuti multimediali a pagamento. App tutte disponibili su store ufficiali Apple e Google nel periodo luglio 2014. L’indagine si è svolta utilizzando dispositivi con jailbreak e rooting per osservare il comportamento delle app e delle informazioni gestite, sulla base di metodologie e best practice di riferimento per il mondo mobile.

I principali criteri di analisi utilizzati riguardano la sicurezza run-time, l’intellegibilità della logica implementativa, la Network Communication Security e la persistenza di file-system. Dal report emerge come la maggior parte delle app non dedichi sufficiente attenzione all’aspetto della sicurezza run-time. In merito al secondo punto, si evidenzia una differenza tra app iOS e Android: in iOS nessuna applicazione ha mostrato contromisure per complicare il reverse engineering, in Android invece sembra esserci maggiore consapevolezza dei rischi. Proseguendo nell’analisi, a livello di robustezza delle comunicazioni verso il back-end le app registrano un corretto utilizzo dell’SDK – Software Development Kit -, ma raramente verificano che l’origine del certificato SSL utilizzato sia effettivamente rilasciato dal distributore dell’app. Entrambe le piattaforme, infine, eseguono cache delle comunicazioni di rete, generando un rischio per la riservatezza dell’utente.

“La seconda edizione di questo report sottolinea la necessità di continuare a sensibilizzare le aziende sull’argomento sicurezza per le applicazioni in ambito mobile, ancora troppo sottovalutato - dichiara Guido Ronchetti, Team Leader del MOBO Lab di IKS -. Le vulnerabilità specifiche dei sistemi operativi mobili sono oggi il terreno di battaglia più fertile per le frodi. Suggeriamo, quindi, di utilizzare linee guida di sviluppo mobile e di verificare in fase di pre-rilascio il livello di sicurezza dell’app con un assessment di sicurezza completo: queste misure sicuramente riducono i rischi, anche nel caso di jailbreak e rooting. Adottare processi di monitoraggio e contromisure complesse, significa intercettare e gestire correttamente situazioni pericolose garantendo sempre una user experience ottimale. In questo contesto, il servizio X4mobile di IKS è in grado di supportare le aziende e gli istituti bancari in tutte le fasi di progettazione, sviluppo, gestione e delivery delle applicazioni, nel rispetto della compliance e delle normative vigenti.”

Per approfondimenti, è disponibile il report completo al seguente link: http://www.iks.it/security-report-app-mobile-2014.html

martedì 4 novembre 2014

GOCLEVER: il sogno diventa realtà con il nuovo INSIGNIA 700 PRO


Il nuovo tablet da 7 pollici con processore Intel® Atom è disponibile a un prezzo imbattibile

 

Milano, 4 novembre 2014 – Può un tablet compatto da 7 pollici dotato di processore Intel Atom, con 2 GB RAM e sistema operativo Android 4.4 KitKat costare meno di 100 Euro? Impossibile vero?


Di sicuro fino a poco tempo fa, quando non aveva ancora fatto il suo ingresso sul mercato il nuovo INSIGNIA 700 PRO di GOCLEVER.


L'ultimo nato nella famiglia di tablet GOCLEVER assicura prestazioni eccellenti e una user experience di elevata qualità grazie a un potente processore Intel® Atom™ Z2520 da 1,2GHz – uno dei più recenti chip mobile di Intel, progettato specificamente per dispositivi portatili.

 

 

 


Avnet TS annuncia la disponibilità di Cisco UCS Mini dedicato alle PMI

Avnet Technology Solutions annuncia la disponibilità di Cisco UCS Mini, la soluzione all-in-one per piccole e medie aziende.

Cinisello Balsamo, 4 novembre 2014 - Avnet Technology Solutions, leader globale della distribuzione IT e gruppo operativo di Avnet, Inc. (NYSE: AVT) annuncia la disponibilità di Cisco UCS Mini, la soluzione per data center dedicata ad ambienti IT da 2 a 15 server.

Cisco UCS Mini porta la tecnologia Unified Computing System nelle aziende che hanno bisogno di
pochi server o in aziende di grandi dimensioni che devono implementare una infrastruttura IT in filiali remote e prive di staff dedicato, ed è perfetto anche per data center che, per motivi di sicurezza o esigenze di virtualizzazione devono operare una separazione dell'hardware.

La soluzione offre server, storage e networking Ethernet 10 Gigabit in un form factor compatto e di facile installazione, mentre la gestione è garantita dal pluripremiato software Cisco UCS Manager.

Lo Unified Computing di Cisco è fortemente innovativo perché unisce in un'unica architettura integrata server, accesso allo storage, reti e virtualizzazione elevando notevolmente le performance dell'infrastruttura del data center e rendendola, allo stesso tempo, più agile ed efficiente.

Specifiche Tecniche

Cisco UCS Mini è un vero e proprio 'data center in a box' e include:
Cisco UCS B200 M3 Blade Server
Performance, versatilità e densità senza compromessi
Risponde a un ampio ventaglio di esigenze rispetto ai carichi di lavoro, dalle infrastrutture IT e web fino ai data base distribuiti, ERP, e applicazioni CRM
Assicura tutta la potenza dei processori Intel® Xeon® E5-2600 e E5-2600 v2, sino a 768 GB di RAM, due dischi fissi, sino a 4 connessioni Ethernet 10 Gigabit, memoria espandibile e banda passante I/O per qualsiasi applicazione.

Cisco UCS 5108 Blade Server Chassis (rack 6 unità)Accoglie sino a otto Cisco UCS B200 M3 blade server
Da collocare su una superficie solida o installare su rack standard da 19 pollici come i rack serie R di Cisco.
Doppio voltaggio AC (100/120V e 200/240V) e DC, per un installazione agevole sia in ufficio che in un data center. (1)

Cisco UCS 6324 Fabric Interconnect
Fornisce le stesse funzionalità unificate server e networking della serie top 6200 Fabric Interconnects
Include la connettività con lo chassis per Blade Server Cisco UCS 5108 per ambienti sino a 15 server (8 blade server e sino a 7 rack server connessi direttamente)

Cisco UCS Manager
Semplifica la gestione attraverso una interfaccia grafica intuitiva, assicurando una gestione nativa unificata di tutti i componenti hardware all'interno di una soluzione Cisco UCS Mini.

I componenti opzionali includono:

Cisco UCS C220 M3 Rack Server
Progettato per offrire prestazioni all'altezza di qualsiasi carico di lavoro, dal web ai database distribuiti. Supporta sino a due processori Intel Xeon E5-2600 e E5-2600 v2 , 512 GB di RAM, nonché 4 drive large-form-factor (LFF) oppure 8 drive small-form-factor (SFF).

Cisco UCS C240 M3 Rack Server
Progettato per assicurare prestazioni ed espandibilità per un ampio range di carichi di lavoro infrastrutturali storage-intensive, dai big data alla collaboration. Supporta sino a due processori Intel Xeon E5-2600 e E5-2600 v2, 768 GB of RAM, e 12 drive LFF o 24 drive SFF.

Cisco UCS Central Software
Si integra con Cisco UCS Manager per garantire migliori funzionalità in remoto e per gestire domini multipli globali distribuiti Cisco UCS e UCS Mini da una singola consolle di controllo.

(1) Ci sono alcuni limitazioni al numero di blade che possono essere alimentati a 110V.
 



Avnet Technology SolutionsIn qualità di distributore globale di soluzioni IT, Avnet Technology Solutions trasforma la tecnologia in soluzioni strategiche per i clienti in tutto il mondo. 
Avnet collabora con i partner per creare e fornire servizi e soluzioni hardware e software che rispondono alle esigenze in continua evoluzione degli utenti finali. 
Il gruppo è presente in Nord America, America Latina e Caraibi, Asia-Pacifico, in Europa, Medio Oriente e Africa. Nell'esercizio fiscale 2014 ha generato un fatturato di 11,0 miliardi di dollari. 
Avnet Technology Solutions è un gruppo operativo di Avnet, Inc. 

Per ulteriori informazioni, visitare:
www.ats.avnet.com e www.ts.avnet.com/it

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lunedì 3 novembre 2014

L'IT riprende il controllo del cloud. Lo afferma un nuovo studio Verizon.



L'IT riprende il controllo del cloud secondo il 'Verizon State of the Market: Enterprise Cloud 2014 Report'

 

Sempre più aziende migrano workload mission-critical sul cloud

 

Il 65% delle aziende sta già utilizzando tecnologia, servizi e soluzioni cloud all'interno della propria infrastruttura IT: è quanto ha rilevato lo studio State of the Market: Enterprise Cloud 2014 Report pubblicato da Verizon Enterprise Solutions. Il report sottolinea inoltre che l'IT - e nello specifico CIO e CTO - controlla oltre l'80% del budget cloud totale allocato dalle aziende e che CIO e CTO sovrintendono personalmente a oltre la metà (62%) degli acquisti inerenti al cloud.

 

"Quando si tratta di enterprise IT e cloud computing la discussione si sposta dal se al come e cosa", ha dichiarato Siki Giunta, Senior Vice President of Cloud Services di Verizon Enterprise Solutions. "I clienti si rivolgono a noi con domande e requisiti sempre più dettagliati e vincolanti su dove e come sfruttare il cloud per trasformare il loro business e i loro workload mission-critical, non più per capire se passare al cloud o meno".

 

Lo studio dal titolo 'The State of the Market: Enterprise Cloud 2014 Report' è la seconda edizione dell'analisi che Verizon effettua annualmente raccogliendo dati sull'utilizzo del cloud in ambito enterprise e sul relativo impatto sull'organizzazione IT e sulle aziende in genere. È l'unico report che combina dati interni di uno dei cloud service provider più esperti del settore con dati e analisi di società di ricerca esterne. Lo studio presenta sia una panoramica delle attuali tendenze cloud, sia un'analisi e una previsione circa il futuro del cloud nelle aziende.

 

Altri elementi evidenziati dall'edizione 2014 del report:

 

       Il 71% dei clienti cloud di Verizon sta utilizzando il cloud per applicazioni mission-critical, in aumento rispetto al 60% registrato nel 2013.

       La spesa aziendale a favore del cloud è aumentata del 38% anno su anno.

       L'84% degli utilizzatori di cloud considera la continuità operativa come il fattore più importante nella scelta di un servizio cloud.

       Solo il 14% delle aziende ha segnalato la riduzione dei costi come il principale motivo di passaggio al cloud.

 

L'enterprise cloud si è evoluto passando da piattaforma sperimentale ad ambiente dedicato a workload mission-critical, ridefinendo e rafforzando allo stesso tempo il ruolo della funzione IT centralizzata e guidando un corrispondente cambiamento nelle aspettative delle aziende nei confronti dei loro cloud service provider. Durante lo scorso anno i team IT interni hanno sviluppato e accresciuto le proprie competenze e i propri standard, creando nuovi modi di collaborare con altre funzioni aziendali, specialmente le business unit.

 

Di conseguenza, i cloud service provider hanno rafforzato le loro offerte per proporre soluzioni cloud complete che integrino infrastruttura e funzionalità indispensabili di networking e sicurezza. Il risultato è una minore implementazione di shadow IT, aspettative più chiare da parte delle aziende e maggiore trasparenza e migliori prestazioni da parte dei service provider.

 

"Grazie a basi tecnologiche più mature, il cloud è diventato una piattaforma di delivery di workload applicativi e ha ridefinito sostanzialmente l'importanza dell'IT verso il resto dell'organizzazione", ha concluso Giunta. "Questa maturazione tecnologica si riflette in una maggiore ricercatezza nella collaborazione tra i responsabili IT aziendali e le linee di business, oltre che nell'approccio alle decisioni di acquisto inerenti al cloud. Sempre più spesso le aziende adottano un approccio al cloud basato su un ciclo di vita pianificato, riconoscendo come ogni applicazione presenti le proprie specificità e richieda un proprio percorso di migrazione verso il cloud".

 

Scarica il report completo: State of the Market: Enterprise Cloud 2014


Maggiori informazioni sul portafoglio di soluzioni cloud di Verizon sono disponibili al seguente link: http://cloud.verizon.com/

I 3 segreti della SEO che ogni imprenditore dovrebbe conoscere



Il posizionamento sui motori di ricerca o SEO è senza ombra di dubbio uno degli strumenti di marketing più “fraintesi”, ma anche un mezzo dal potenziale altissimo e ricco di segreti che ogni bravo imprenditore dovrebbe conoscere per avere risultati sul web.

Oggi gli approcci della SEO ( Search Engine Optimization) sono diversi a seconda dell’azienda e dall’agenzia di web marketing a cui ci si rivolge. Le scuole di pensiero per scalare posizioni nei motori di ricerca, per quanto diverse tra loro, devono convergere sui “dettami” che Google impone per  avere una credibilità sul web. Per le agenzie seo, è invece fondamentale attuare best practices che siano all’altezza della situazione e che siano, per usare un “gergo” giornalistico, “sempre sul pezzo” e forse anche one step ahead.

La presenza online delle aziende, in base alle ultime statistiche, tende a crescere anno dopo anno e l’81% di queste ritiene, ad esempio, che il “blogging”, ovvero l’avere un blog aziendale aggiornato ed interessante, possa dare dei frutti. Se il blogging rappresenta una strategia seo molto importante in un piano di marketing, le statistiche registrano un + 450% di indicizzazioni delle società che aggiornano un blog aziendale e quindi maggiori possibilità di traghettare potenziali clienti verso il proprio sito.

Nel posizionamento sui motori di ricerca le strategie da mettere in pratica non sono tutte uguali e si relazionano al tipo di impresa che si gestisce. Un imprenditore  nel campo delle PMI, ad esempio, deve quindi conoscere i segreti della SEO per aumentare il suo business online, partendo dalla natura stessa della sua attività sul web. Prima di tutto, dovrà comprendere se il suo sito debba avere un valore in termini di “reputazione”, oppure il suo scopo sia quello di generare profitti con un preciso piano di marketing. Questo vale soprattutto per i siti di e-commerce il cui obiettivo è quello di guidare il più possibile il traffico al loro sito web.

Un esempio può essere dato da un sito che si vede arrivare una massiccia utenza per una data parola chiave o frase chiave, che però, nonostante  l’audience in crescita, non registra, se non raramente, alcuna conversione o vendita. La strategia seo da attuare, in questo caso, è quella di ottimizzare il sito web per una parola chiave diversa, inquadrata in un piano di web marketing più profilato.

La SEO non è una strategia a breve termine. Non si può pensare di fare SEO o incaricare un’agenzia che lo faccia pretendendo risultati immediati. Il posizionamento motori di ricerca è infatti una strategia a lungo termine che punta a risultati organici stabili. Non si tratta solo di scalare posizioni nei motori di ricerca, si tratta di creare un business on line che parta da un vero e proprio progetto web, in cui ogni elemento deve avere la giusta collocazione e deve essere in equilibrio con tutte le componenti del progetto. Si tratta di avere una visione d’insieme molto ampia e targettizzata.

Segreto n.1

Il primo segreto che un imprenditore avveduto deve conoscere è quello di traghettare, attraverso gli strumenti della SEO, gli utenti ideali e quindi gli utenti giusti al proprio sito. Gli strumenti che il web marketing oggi offre servono esattamente a questo e non si limitano a mettere in pratica delle ottimizzazioni onsite( codice, testi, immagini, ecc), ma mirano a portare avanti un vero e proprio piano di comunicazione e marketing che sia cucito su misura per ogni azienda e che si porti dietro il mondo dei social media, il responsive design del sito, quindi la sua usabilità per l’utente, su tutti i dispositivi digitali.

I tassi di conversione elevati si ottengono, quindi, quando un imprenditore riesce a fare arrivare le persone giuste al proprio sito: quando la gente trova un’azienda tramite Google il tasso di conversione può arrivare anche al 70%.

Bisogna mettersi in testa, quindi, che lo sviluppo di un sito web e di una strategia seo ad esso collegata è un progetto ad ampio raggio. L’aggiornamento costante dei mezzi e delle tecniche per fare SEO, seguendo Google, i suoi algoritmi e le sue best Practices, è fondamentale per non perdere la corsa.

Segreto n.2

Un altro segreto è quello di pensare al mondo del web come ad una specie di classifica, come può capitare in una chart sportiva. Ai primi posti ci sono i vincitori, quelli che hanno saputo “giocare” le proprie carte al meglio, facendo arrivare ciò che offrono nel loro sito all’utenza giusta, senza dispersioni. Il consiglio è quindi di fare tutto ciò che serve senza però infrangere alcuna regola, per non essere penalizzati, in primis, da Google e quindi dai visitatori e potenziali clienti del proprio sito web.

La prima cosa che si guarda, nell’ottimizzazione di un sito web è il codice. Ovvero quello che c’è sotto al sito, la sua architettura informativa, fatta di istruzioni di vario tipo. L’ottimizzazione avviene mediante l’uso delle parole chiave pertinenti al sito, attraverso i tag <H1>, che servono a descrivere i contenuti in esso presenti. In questo ambito meglio aprire subito una parentesi importante: non esistono scorciatoie, l’unica carta vincente è la qualità dei contenuti inseriti nel sito e il loro aggiornamento costante.

Il lavoro di un esperto SEO si può paragonare a quello di una persona che cerca di spiegare un sito web ad un cieco, ottimizzando il codice ed il sito affinché sia il più chiaro possibile e soprattutto diretto espressamente ad una certa utenza. Il sito deve essere ottimizzato da cima a fondo: immagini, testi, frase per frase, parola per parola a seconda delle parole chiave pertinenti. Il pericolo, a questo punto è dietro l’angolo e si chiama strafare con la SEO. Infatti, un eccesso di ottimizzazione produce risultati opposti. E’ quel che si chiama “ossessione della Seo”.

I metodi con cui oggi Google valuta i siti web sono sempre più severi e sofisticati, quindi non conviene distanziarsi da quella che è la valutazione base che un imprenditore deve fare: migliorare in tutto e per tutto l’esperienza dell’utente nei confronti del sito per potenziare di conseguenza il “rango” del website. Gli utenti sono spinti a vistare a restare su siti:

·         Interessanti

·         Attraenti

·         Che si caricano velocemente

·         Che si possono visitare da tutti i dispositivi digitali


In sostanza, gli utenti sono spinti a vistare a restare su siti web che non deludono le loro aspettative ma che, anzi, diventano un vero e proprio plus rispetto all’esperienza fisica della visita ad un negozio o una qualsiasi attività commerciale o legata ad un altro settore. Che si voglia puntare sulla web reputation o sull’incremento delle vendite, il risultato non cambia: essere sul web non può produrre risultati se questo non è collegato ad una strategia di web marketing profilata.

Tra i segreti SEO che ogni business man dovrebbe sapere non c’è solo l’ottimizzazione onsite( fatta in loco), ma altrettanto importante è la SEO offsite, ovvero tutto ciò che gravita intorno al website per ottenere ad esempio collegamenti giusti. Oggi però, ad essere presi in considerazione sono soltanto i link a siti attendibili e con contenuti credibili. Bisogna pensare al proprio sito web come ad un grande cartellone pubblicitario  ed ottenere link inbound solo alla pagine migliori, le più ricche di informazioni e contenuti profilati. Lo scopo è quello di aumentare l’impronta della propria attività su Google.

Segreto n.3

Un altro segreto è senza dubbio l’anzianità del nome a dominio del proprio sito. In genere Google si fida di più dei domini vecchi e li ritiene più autorevoli di quelli nuovi. In sostanza, da più tempo è online il sito, maggiore sarà la propria reputazione per Google. A questo punto è importante investire nella SEO per individuare le strategie giuste per aumentare la visibilità on line ma soprattutto per confermare ed accrescere la “fiducia” accreditata  da Google al sito, quando ha anzianità di permanenza sul web.


L’approccio alla consulenza SEO, in questi casi, diventa fondamentale, considerando che in genere una prima “diagnosi” viene fatta gratuitamente. E’ quindi necessario investire nella SEO una parte del budget del sito, che serva a tenerlo ben sveglio sul web:  ricettivo e funzionale, non un semplice sito web che nessuno conosce e nessuno visita, a meno che non si sappia la sua url precisa.

Tra tanti competitor, il mondo del web può rappresentare una vera e propria sfida ed anzi lo è a tutti gli effetti. Se vogliamo vincere la sfida dobbiamo mettere in atto strategie di marketing precise che abbracciano tecniche di indicizzazione ed ottimizzazione on site ed offsite.

Ecco quindi, come riportato anche dal magazine Forbes.com, 5 consigli utili per le PMI per garantirsi “un posto al sole” nel mare magnum del web:

1.    I contenuti non vanno scritti per Google ma per gli utenti. Dobbiamo metterci nei loro “panni” e capire le loro dinamiche di ricerca e di navigazione. Quando gli utenti web arrivano nostro sito devono trovare quello che cercano. Per sapere cosa scrivere, o ci si affida a web copywriter esperti anche nella SEO, oppure è opportuno farsi un giro per forum, blog, e social media per reperire le necessarie informazioni.


2.    Mettere a fuoco le parole chiave giuste. Le parole chiave giuste non sono quelle che hanno più volume di ricerca mensile o comunque non è detto che lo siano per il proprio business.  Prima di tutto è importante conoscere il proprio target di riferimento, scoprendo nello specifico quali sono le parole più usate  per trovare sul web i propri servizi o prodotti. Fare un sondaggio o fare elaborare delle statistiche da marketer esperti,  potrebbe essere utile a questo scopo. Capire, inoltre, quali siano le keyword più usate( attinenti alla vostro core business)  in una campagna pay per click potrebbe essere utilissimo e far risparmiare settimane di lavoro.


3.    Non avere fretta. Non bisogna spettarsi risultati immediati ma avere una mentalità  lungimirante, che preveda la possibilità di avere risultati stabili ma a lungo termine. La lentezza e la costanza sono strumenti vincenti, spesso, perché non forzano nessun meccanismo ma lo seguono in maniera naturale, guadagnando fiducia e autorevolezza attraverso la qualità. Costruendo pezzo per pezzo uno strumento online utile per la comunità, anche promuovendo eventi e puntando sui contenuti e sulla comunicazione.


4.    Assicurarsi che il sito sia privo di problematiche tecniche. Un sito che non funziona bene, è un sito che invece di guadagnare posizioni le può perdere tutte e  in una sola volta. Quando un utente visita un sito in cui non funzionano i link o le pagine faticando a caricarsi, scappa via per non tornare mai più. Nel posizionamento sui motori di ricerca sono fondamentali l’avere un codice del sito pulito e senza errori e un server di hosting affidabile. Google legge ogni pagina del sito web, quindi prima di pubblicare è necessario fare un debug approfondito sopra-sotto( contenuti on site e Beyond site) e creare un account collegato con gli strumenti per i Webmaster di Google, grazie al quale è possibile monitorare tutte le problematiche del sito e le eventuali sanzioni.

5.    Ottenere diversi link da siti attendibili. I collegamenti nel web sono di vitale importanza nel posizionamento sui motori di ricerca, soprattutto per Google. Quello che in genere può essere utile non è la quantità di collegamenti ma la qualità, cosa che vale sia per un sito di nuova creazione che per uno più “anziano”. Focalizzarsi ad esempio di settimana in settimana su link provenienti da directory, social media, blog e così via può essere molto utile  e rappresentare a lungo termine una strategia vincente, soprattutto per le keyword e le frasi meno competitive.




CDH rinnova la sua organizzazione per rafforzare la propria presenza sul mercato

CDH, realtà consulenziale specializzata nello sviluppo di soluzioni in ambito virtualizzazione e data center, intraprende un percorso di rinnovamento per valorizzare ulteriormente le proprie competenze e presidiare in maniera più efficace il mercato italiano.

Il team di professionisti della società, a questo proposito, è stato organizzato in quattro Business Unit, sulla base di specifiche competenze. Nel dettaglio, sono: Cloud & Virtualization, Storage & Backup, Collaboration & Communication e Security & Networking. La BU Cloud & Virtualization è costituita dai cosiddetti system architect, i professionisti che si occupano della progettazione di ambienti e infrastrutture cloud-based. L’obiettivo è quello di offrire soluzioni cloud ad alto livello di innovazione per qualità e intensità del servizio, fruibili da aziende di qualsiasi dimensione. CDH, infatti, ha acquisito una forte esperienza nel settore e si pone come punto di riferimento per sostenere le organizzazioni sia nella gestione di servizi su cloud pubbliche sia nella creazione di soluzioni private o ibride specifiche per il loro contesto. I clienti sono supportati nell’implementazione del sistema più adatto alle loro esigenze, garantendo la massima semplicità d’uso e la possibilità di gestire il servizio anche in completa autonomia. CDH, inoltre, dispone di un data center di proprietà grazie al quale può offrire ai clienti un’infrastruttura sicura e performante, in grado di supportare architetture di hosting, public e hybrid cloud. Le competenze della Business Unit Cloud & Virtualization si riflettono su tutte le altre, indirizzandone e integrandone le attività. Il cloud, infatti, rimane il motore pulsante del business di CDH, la cui mission principale è quella di promuovere tale tecnologia per portare innovazione ed efficienza nelle aziende clienti.

La Business Unit Storage & Backup si occupa di proporre le soluzioni più all’avanguardia sul mercato per l’archiviazione e la protezione dei dati, tenendo il passo con le nuove tecnologie e tendenze in atto, come il Software Defined Storage. Vengono dunque progettate soluzioni fisiche, virtuali o ibride, che facilitano, da una parte, la gestione degli spazi disco, dall’altra la loro salvaguardia o la ripartenza dei sistemi a loro collegati. In questo ambito, CDH vanta l’assegnazione del premio 2013 “HP Storage Achievers Club” per il mercato EMEA. La Business Unit Collaboration & Communication supporta le aziende nell’implementazione di sistemi innovativi di comunicazione e collaborazione, progettando, per esempio, portali e instant messaging basati su tecnologie leader di mercato. La Business Unit Security & Networking propone alle aziende gli strumenti necessari a far fronte alle crescenti necessità derivanti dal crescente utilizzo delle tecnologie cloud based e dei nuovi sistemi di collaboration. Questo significa aggiornare l’infrastruttura di rete e i dispositivi di sicurezza, adottando misure adeguate per proteggersi, da una parte, da attacchi esterni e, dall’altra per gestire le criticità legate al BYOD. Le Business Unit, infine, sono costantemente affiancate dal team di “Help Desk” che garantisce ai clienti supporto in modalità remota e on premise e da una squadra di figure commerciali, in fase di espansione, per presidiare al meglio il territorio.

“Questa riorganizzazione si colloca all’interno di una precisa strategia – dichiara Cesare Badoni, Presidente e Founder di CDH -. Vogliamo porci sul mercato come una società in grado di offrire competenze specifiche e di alto livello professionale, superando il concetto del system integrator generalista. Oggi, infatti, non è possibile affermare genericamente di essere bravi nel proprio lavoro: occorre focalizzarsi su skill precise e svilupparle costantemente. Ci tengo a precisare che queste competenze esistono da tempo nella nostra azienda e sono ben consolidate, ma puntualizzarle e organizzarle in Business Unit ci permette da un lato di presentarci ai clienti e al mercato in maniera più nitida, dall’altro di perseguire l’eccellenza su precise sfere di competenza, attraverso la formazione, il rapporto con i partner ed il lavoro quotidiano con i clienti.”

domenica 2 novembre 2014

5 novembre - Centro Svizzero via Palestro 2 - Milano
Sei tu l'ultimo della classe?
La tua azienda potrebbe usare l'IT peggio di altre imprese simili alla tua.
È arrivato il momento di fare un check-up della tua tecnologia applicata al business
e capire dove e come puoi usare in modo utile e conveniente il Cloud.
 
CLOUD LAB
Il 5 novembre a Milano il Corriere delle Comunicazioni, ora Cor.Com, organizza Cloud LAB, un evento per capire, grazie ad uno strumento interattivo di self assessment, come la strategia applicativa e infrastrutturale della tua impresa si posizioni rispetto ai benchmark di mercato.

Cloud LAB è rivolto alle aziende della domanda che stanno valutando investimenti in ambito Cloud e che sono alla ricerca di un supporto decisionale e di un confronto con gli esperti.

La partecipazione all'evento è gratuita, previa registrazione. 

Registrati



AGENDA
10.00_  Introduce e modera
   Antonio Dini, Giornalista, Cor.Com
10.10_  Laboratorio Cloud Computing: lo stato di maturità della tua azienda rispetto al mercato italiano del Cloud
   Alessandro Piva, Responsabile della Ricerca dell'Osservatorio Cloud & ICT as a Service, School of Management del Politecnico di Milano
10.40_   Innovazione e crescita nella Mobile-Cloud Era
   Annalisa Lazzari, Business Specialist Enterprise Management, VMware
10.55_  Cloud computing: archivi, dati personali e aziendali tra le nuvole
   Maurizio Martinozzi, Manager - Sales Engineering, Trend Micro
11.10_  Le startup che innovano nel mondo del Cloud
   Eco4Cloud - Massima efficienza per i datacenter che danno vita al Cloud
   Sata - Cloud per digitalizzare: dalla fatturazione elettronica al B2b
   Skillfield - Social Business Network Platform
   Vivocha - Interagire online con i clienti incrementa le vendite?
12.00_  Restituzione e commento del lavoro di mappatura fatto nella prima parte dell'evento
12.30_  Chiusura dei lavori
12.00_  Restituzione e commento del lavoro di mappatura fatto nella prima parte dell'evento
12.30_  Chiusura dei lavori

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